Psiche, Musica e Dimensione Simbolica

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Psiche e Natura, un Incontro Rigenerante
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10 Dicembre 2013
La Funzione Psicologica del Padre
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Psiche, Musica e Dimensione Simbolica

” La musica è tra i doni più misteriosi di cui sono dotati gli esseri umani. “
– Charles Darwin –

Psiche, Musica e Dimensione SimbolicaLa musica (dal sostantivo greco femminile μουσικήmusikè, ovvero musicaarte delle muse) può essere definita come il prodotto dell’arte di ideare e produrre, mediante l’uso di strumenti appositi o della voce, una successione organizzata di suoni che risultino piacevoli all’orecchio. Più tecnicamente, quindi, la musica consiste nell’organizzazione dei suoni, dei rumori e dei silenzi nel corso del tempo e nello spazio, ed essa è un prodotto artistico in quanto complesso di norme pratiche adatte a conseguire determinati effetti sonori che riescono ad esprimere il mondo interiore sia della persona che produce la musica e sia dell’ascoltatore. L’impatto che la musica ha sulle nostre emozioni e sulla percezione che abbiamo del mondo, infatti, è qualcosa che ogni volta ci meraviglia, e noi tutti continuiamo a circondarci di suoni realizzati da qualcun altro oppure suonando noi stessi degli strumenti musicali. Ed il rapporto con la musica è un rapporto che ci accompagna sin  da quando abitavamo le caverne. Difatti, sin dagli albori delle nostre civiltà, la musica è stata sempre presente ed essa è  inoltre un’espressione artistica appartenente a tutte le culture del nostro pianeta.
E’ ovviamente connesso con la definizione che si sceglie di adottare per la parola musica,il problema di determinare l’epoca che ha visto nascere le prime forme di espressione musicale. Difatti, mentre per un sistema teorico di organizzazione dei suoni collegato a precisi riferimenti estetici, dobbiamo attendere l‘antica Grecia, per la prima comparsa di specifici elementi, come la produzione volontaria, anche tramite strumenti, di suoni da parte dell’uomo, dobbiamo risalire addirittura al Paleolitico superiore, ovvero 55.000 anni fa, con il ritrovamento di oggetti di osso e di pietra che sono stati dei primissimi strumenti musicali. Si può presumere, inoltre, che le primissime forme di musica siano nate soprattutto dal ritmo: per esempio, per imitare, battendo le mani o i piedi, il cuore che batte, il ritmo cadenzato dei piedi in corsa o del galoppo; oppure magari alterando le fonazioni spontanee durante un lavoro faticoso e monotono, come ad esempio il chinarsi per raccogliere piante e semi oppure il pestare il grano raccolto per farne della farina. Per tutti questi motivi e per la relativa facilità di costruzione, è molto probabile che i primi strumenti musicali siano stati strumenti a percussione, e presumibilmente qualche variante dell’odierno tamburo.
Continuando a scorrere la storia dell’umanità, inoltre, presso i popoli più antichi la musica veniva  prevalentemente utilizzata nell’ambito di cerimonie religiose. In Egitto, ad esempio, i sacerdoti si tramandavano musiche sacre per accompagnare riti magici o propiziatori. Gli antichi Egizi, inoltre, cantavano e danzavano accompagnandosi con arpe, flauti e cimbali durante le processioni destinate al culto pubblico e la musica era considerata un dono prezioso degli dei, magica fonte di letizia e di serenità. Tra gli scavi della città sumera di Ur, invece, e più precisamente nel cimitero reale, furono rinvenute alcune lire ed arpe, mentre un’iconografia musicale con cui è riccamente decorata l’architettura della prima Mesopotamia storica, lasciano intendere che per questa civiltà la musica fosse molto importante, soprattutto nelle forme rituali tipiche. La musica ebraica, inoltre, è particolarmente importante per l’influenza che essa avrà nei secoli successivi: gli Ebrei, infatti, attribuivano al canto un’enorme importanza nel campo spirituale; sotto il regno di Davide, infatti, le cerimonie erano imponenti e ad esse prendevano parte migliaia di coristi che accompagnavano il loro canto con gli strumenti musicali che Davide stesso aveva fatto costruire. L’esperienza musicale ebraica, inoltre, attraverso la produzione di salmi, creò di fatto le basi di quello che diventerà successivamente il canto gregoriano. Alcuni documenti dell’antica musica cinese, invece, giunti sino a noi permettono di stabilire che fin dall’antichità più remota, questo popolo impiegò per la sua musica una caratteristica scala di cinque suoni: tali suoni corrispondevano all’imperatore, ai ministri, al popolo, ai servizi pubblici e ai prodotti della terra e del lavoro. I Cinesi, inoltre, costruirono diversi tipi di strumenti come i timpani, i tamburi, le campane, i flauti e i liuti. Anche gli indiani coltivarono la musica fin dai tempi più antichi; essi, infatti, ebbero una musica religiosa e una profana destinata ad allietare i banchetti, per accompagnare le danze oppure le rappresentazioni teatrali. Tra i vari strumenti indiani tipici troviamo la vina, caratteristico strumento a corde munito di due casse armoniche formate da zucche vuote e inoltre il sarangi, il sitar, la ravanastra, tutti strumenti ad arco, questi, che si possono considerare dei veri e propri progenitori del violino. Sull’esperienza delle altre civiltà, soprattutto di quella egizia e di quella indiana, la viva genialità del popolo greco seppe creare le basi teoriche e pratiche da cui si sviluppò in seguito tutta la musica dei paesi occidentali. In Grecia, infatti, la musica era considerata uno dei mezzi più efficaci per l’educazione morale e intellettuale dei cittadini e faceva perciò parte dell’insegnamento scolastico. Gli strumenti nazionali con i quali si accompagnavano il canto dei poeti e i cori delle tragedie greche furono l’aulòs, una sorta di flauto a doppia canna, e la lyra, uno strumento musicale formato da un guscio di testuggine che recava alcune corde di budello tese sulla sua cavità. Va inoltre ricordato che della musica su cui venivano cantate le diverse composizioni ci è giunto a noi pochissimo: fra gli esempi più belli, però, due splendidi inni di Delfi risalenti al II secolo a. C. Anche nell’antica Roma la musica ebbe una importante funzione, soprattutto come accompagnamento nelle feste religiose. I Romani non ebbero uno stile musicale proprio, ma seppero piuttosto fondere, adattare e sviluppare gli stili delle diverse civiltà con le quali venivano a contatto. La musica fu però utilizzata dai Romani per rallegrare riunioni e intrattenimenti familiari, oppure per accompagnare le evoluzioni dei commedianti o per allietare i sontuosi festini dei patrizi. Tipici strumenti romani furono la buccina e la tuba, usati esclusivamente a scopi militari per dare segnali alle truppe, incitarle al combattimento oppure per  accompagnare le imponenti marce trionfali.

Psiche, Musica e Dimensione SimbolicaCome si vede, dunque, la musica appartiene all’uomo sin dalle sue origini. A tutto questo, inoltre, si aggiunge un ulteriore, fondamentale elemento: come scrive l’analista junghiana e musicista Donatella Caramia, infatti, recenti studi scientifici affermano che il bambino, all’interno dell’utero materno, si muove seguendo il ritmo del battito cardiaco della madre. Il suono, quindi, è il primo dei cinque sensi a formarsi nello sviluppo embrionario, ed esso è soprattutto quello che regna incontrastato sugli altri quattro sensi durante i nove mesi di gestazione. Dal momento della nascita, e forse ancor prima, il bambino è attratto quindi dal ritmo e dalla musica. Prima dell’uso della parola, dunque, la musica rappresenta il suo naturale, istintivo linguaggio ed inoltre, prosegue Caramia, i bambini appena nati preferiscono ascoltare la voce della madre che canta, che parla loro cantilenando. La prima forma di comunicazione sonora tra madre e figlio, infatti, possiede decisamente un’impronta musicale, e nella letteratura scientifica anglosassone il parlare cantato della madre al suo bambino è detto “motherese, sing-song language”, ovvero “materno, linguaggio cantilenante della ninna nanna”.  Il canto materno, le ninne nanne e le filastrocche, quindi, sono il primo filo conduttore della comunicazione amorevole che da appena nati ci mette in relazione affettiva con ciò che ci circonda, ed esse tra l’altro sono presenti in tutte le culture e datano tempi antichissimi.

Ma perché, dunque, la musica ci rapisce così tanto? Per rispondere a questa domanda, allora, è importantissimo parlare del concetto di simbolo. E’ piuttosto frequente, come scrive lo psicoanalista junghiano Claudio Widmann, introdurre un discorso sul simbolo richiamando l’etimologia stessa di questa parola: in greco, infatti, symballein(da cui deriva il termine symbolon) significava “mettere insieme” ed era un verbo che indicava l’azione di ricongiungere due parti originariamente unite, per esempio i due pezzi di una moneta, di una medaglia o di una tessera hospitalitatis. Chi possedeva uno di questi due pezzi poteva riconoscere e farsi riconoscere da chi possedeva l’altro. Si può cogliere già in questa etimologia il seguente punto saliente: una figura nota si connette perfettamente ad una ignota, poiché deriva dalla stessa, originaria unità. Il simbolo è quindi un elemento rappresentativo di un altro e il processo di simbolizzazione implica sempre due componenti: il contenuto da simbolizzare e l’oggetto che lo simbolizza, il significato e il significante. La caratteristica essenziale del simbolo, quindi, sta nella sua connotazione più antica: aliquid stat pro aliquo, ovvero “qualcosa sta per qualcos’altro. Agli inizi del secolo scorso, inoltre, la psicologia del profondo, grazie principalmente ai contributi dello psicoanalista svizzero Carl Gustav Jung, fissò un parametro fondamentale per queste due componenti: il simbolo è un oggetto presente alla coscienza, mentre il contenuto simbolizzato giace prevalentemente nell’inconscio.“ Ciò che noi chiamiamo simbolo” scrive Carl Gustav Jung “ è un termine, un nome o anche una rappresentazione [nel nostro caso la musica] che può essere familiare nella vita di tutti i giorni e che tuttavia possiede connotati specifici oltre al suo significato ovvio e convenzionale. Esso implica qualcosa di vago, di sconosciuto, di inaccessibile per noi”. La musica è un segnale, quindi, che viene percepito consciamente, ma che si interfaccia con profondi contenuti psichici prevalentemente inconsci. Da tutto ciò, ne deriva una caratteristica essenziale del simbolo: esso esprime sempre molto più di quanto si possa comunicare a parole e soprattutto veicola  profondi contenuti emotivi. Il simbolo, quindi, è spesso l’espressione più felice e completa che un’esperienza possa avere; l’aforisma cinese che un’immagine vale più di mille parole può estendersi ad ogni simbolo e, nella fattispecie, al simbolismo della musica. Quindi, da sempre, per riuscire ad esprimere appieno le profondità di concetti attinenti ad esempio alla gioia o al dolore, alla speranza o alla delusione, alla serenità o alla rabbia, alla vita o alla morte, all’amore o alla delusione d’amore, all’ottimismo o al pessimismo, al corpo o allo spirito, al sacro oppure al profano, attraverso una dimensione simbolica attingiamo dunque a tutto ciò che ci circonda, tra i metalli, nel regno animale, le figure geometriche, i numeri, i colori oppure attraverso la musicaCome scrive l’analista junghiano Augusto Romano, quindi, la musica è un axis mundi, un asse del mondo, cioè essa è l’albero che affonda le radici nelle regioni oscure e caotiche e tocca con le chiome i cieli intatti dello spirito. Come scrive l’analista junghiano Robert Mercurio, inoltre, “lo spirito soffia dove vuole ma la musica ha la capacità di incanalare quello spirito che rende la vita, anche nelle sue manifestazioni più ripetitive e apparentemente banali, ricca e gratificante. ” Ed è per tutte queste serie di ragioni che l’analista junghiana Giulia Valerio scrive  che “ la musica, nella sua valenza simbolica, non parla alla mente né aiuta il discernimento, ma parla al cuore. ” La musica, quindi, è un linguaggio universale che, attraverso una dimensione simbolica, arriva direttamente al cuore delle persone.

Ed allora, durante il lavoro del presente articolo, ho cercato di raccogliere decine di testimonianze su cosa rappresenti per le persone la musica, cosa la musica riesca a dar loro, e quelle che seguono sono state le loro personalissime ed interessantissime risposte:
– La musica è per me uno sfogo, e se il momento è triste voglio andare dentro una canzone, oppure essa è una compagnia, esprime un’emozione, bella o brutta che sia, e mi aiuta a processare le emozioni
– Per me la musica è una compagnia, un rifugio, una comprensione ed una speranza

– La musica è per me come una compagna di vita, sia nei momenti tristi che in quelli gioiosi, e quando mi sento sola l’unica cosa che ho è la musica, perché la musica è un compagno che c’è sempre
– La musica mi da emozioni anche dentro lo stomaco
– La musica mi calma, mi rilassa, mi distende i nervi e con lei mi sfogo
– La musica riesce ad ampliare le mie emozioni oppure riesce a tranquillizzarmi e se sono triste, ascoltando il mio cantante preferito, riesco a cambiare l’umore
– La musica è un posto dove rilassarmi
– La musica deve trasportarmi, ed ascolto il mio compositore preferito per evadere, per staccare la spina dalla giornata, soprattutto la sera
– La musica è per me una forza sintonizzante, essa riesce infatti a trovare le parole giuste per un mio vissuto
– La musica è per me un momento di svago, grazie ad essa mi stacco dalla realtà, mi prendo la libertà di pensare all’infinito, all’evasione
– La musica mi aiuta a creare, aiuta il mio momento creativo; la musica mi alleggerisce
– La musica è pace ed essa mi aiuta a processare le emozioni
– La musica è per me la felicità
– La musica mi da una grande carica, essa mi da al contempo sensazioni sia di caldo che di  freddo
– I ricordi musicali mi rilassano
– La musica per me esprime salvezza, la musica è qualcosa di salvifico, quasi mistico, qualcosa che mi riconcilia con me stesso e con gli altri, ed essa per me a volte è stata una ragione di vita
– La musica mi rilassa, mi tranquillizza, uso molto le cuffiette e in questo modo l’ascolto spesso. La domenica, inoltre, ascolto musica quasi “in automatico”
– La musica mi da emozioni
– La musica è per me brio ed energia
– La musica per me è come andare in moto, con il casco, ed in questo modo mi isolo e tutto il resto del mondo mi scorre davanti
– La musica classica esprime per me sentimenti al top
– La musica mi da emozioni, ricordi, carica ed energia
– La musica è per me sia gioia che dolore
– La musica riesce ad esprimere le mie emozioni
– La musica è per me una delle mie “case”
– La musica secondo me ricerca emozioni nascoste negli angoli più reconditi dell’io
– La musica esprime sia i miei momenti “up” che i miei momenti “down”, ovvero i miei momenti negativi
– La musica è per me libertà, sogno
– La musica è per me una forma di arte che fa vivere meglio
– La musica è per me la vita
– La musica mi ha dato tanto sin da piccola, alcune volte è stata persino terapeutica, ed alcune canzoni sono associate a ricordi tristi e quindi non le ascolto
– La musica assieme alla danza mi permette di connettermi con i miei sentimenti più profondi
– La musica mi fa stare tranquillo e con le cuffiette mi immergo nelle canzoni, nella comprensione delle canzoni
– La musica mi da la carica, essa è per me molto rilassante, catartica, e mi proietta altrove
– La musica, quando mi sento triste, mi da energia
– La musica è come una “compagnia”, è come un’amica, ed alcune canzoni le evito per i brutti ricordi associati
– La musica mi fa stare tranquillo, in radio mi da fastidio il parlato, ed essa mi da tranquillità
– Con la musica riesco ad esprimere meglio le mie emozioni, a seconda di come mi sento riesco con la musica a connettermi con ciò che vivo internamente
– La musica è per me una forza in grado di alzare la mia personalità al di sopra dei problemi personali
– Quando sono più triste, la musica mi risolleva, mi fa stare bene, mi rilassa.

Non posso che concludere questo articolo con il ringraziare tutte quelle persone che hanno preso parte, in maniera diretta o indiretta, a questa mia ricerca, e con  l’augurare a tutte e a tutti di continuare a vivere la musica e tutte i vissuti simbolici e le emozioni ad essa associate.